Nelle acque basse della costa est di Zanzibar, centinaia di donne coltivano alghe marine ogni giorno. Un’industria di piccola scala con impatto grande, sui redditi delle famiglie, sull’economia dell’isola, sull’immagine stessa di Zanzibar. Una delle attività più fotografate e meno capite dai visitatori.
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La coltivazione delle alghe marine è arrivata a Zanzibar alla fine degli anni Ottanta, introdotta con supporto internazionale come alternativa economica alla pesca in un periodo in cui le risorse ittiche erano sotto pressione.
Le condizioni della costa est si sono rivelate ideali. Le lagune di bassa marea, le acque poco profonde con temperatura stabile, i fondali sabbiosi, tutto contribuisce a una crescita rapida delle alghe. In pochi anni la coltivazione si è diffusa tra le donne dei villaggi costieri, diventando una fonte di reddito indipendente per migliaia di famiglie. A Jambiani, Paje e Michamvi la coltura è diventata parte visibile del paesaggio quotidiano.
Gli utilizzi
Direttore Tecnico, in Africa dal 1993 e in Tanzania dal 1996
Quando porto ospiti a Jambiani, una mattina la dedichiamo sempre a camminare nella laguna durante la bassa marea, quando le donne sono al lavoro tra i filari di alghe. Non è un’attrazione turistica organizzata, è la vita del villaggio. Le donne lavorano, i turisti camminano accanto a loro. Se si ha rispetto e curiosità genuina, nascono conversazioni. Si capisce qualcosa di come funziona l’economia di questo posto che altrimenti rimarrebbe invisibile.
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Come sempre quando si fotografano persone al lavoro, la cortesia si traduce in risultati migliori. Avvicinarsi con rispetto, sorridere, chiedere prima di scattare, anche solo con un gesto, crea un contatto più autentico. Le donne di Jambiani sono abituate alla presenza dei turisti ma apprezzano di essere trattate con riguardo. Molte guide locali facilitano l’approccio.
I prodotti cosmetici a base di alghe si trovano principalmente a Stone Town, nei mercati di Darajani, nelle botteghe artigianali del centro storico, in alcuni hotel. A Jambiani alcuni cooperativi vendono direttamente saponi e lozioni artigianali. I prodotti locali sono tra i souvenir più apprezzati dall’isola, leggeri e facili da portare.
La questione è discussa tra i ricercatori. La coltivazione avviene principalmente nella laguna di bassa marea, in zone a fondale sabbioso, non direttamente sulla barriera corallina. Gli effetti sulla barriera rimangono oggetto di studio. L’industria ha comunque ridotto la pressione sulla pesca locale, con benefici indiretti per l’ecosistema marino.
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