Nel cuore della Tanzania settentrionale, a pochi chilometri dal Cratere di Ngorongoro, si apre una fessura nella terra lunga 50 chilometri. Olduvai Gorge ha restituito all’umanità la prova di se stessa, resti di Homo habilis, strumenti di pietra vecchi quasi due milioni di anni, e il cranio che ha cambiato per sempre la storia della paleoantropologia.
Includi Olduvai nel tuo itinerario Guarda i tourLe grandi scoperte
Il lavoro dei Leakey a Olduvai ha trasformato la comprensione delle origini umane. In quattro decenni di scavi in questa gola polverosa e remota, hanno portato alla luce prove che hanno spostato indietro di centinaia di migliaia di anni la comparsa del genere Homo.
17 luglio 1959
Zinjanthropus boisei → “Zinj”
Mary Leakey trovò un cranio quasi completo nella parete della gola. Lo chiamarono Zinjanthropus boisei, “Zinj” per gli amici, oggi classificato come Paranthropus boisei. Era un ominide robusto vissuto 1,75 milioni di anni fa, con denti così grandi da meritargli il soprannome di “Nutcracker Man”. La scoperta attirò l’attenzione mondiale e finanziamenti sufficienti a continuare gli scavi.
1960 → 1963
Homo habilis → “l’uomo abile”
Louis Leakey, il figlio Jonathan e altri ricercatori trovarono i resti di un ominide diverso, con un cervello più grande di Zinj e associato a strumenti di pietra lavorati. Lo chiamarono Homo habilis, “l’uomo abile”, considerato il primo membro del genere Homo. Aveva vissuto circa 1,8 milioni di anni fa nella stessa area dove cacciavano e si riparavano i gruppi di ominidi del Pliocene.
Da 2,6 milioni di anni fa
Gli utensili Oldowan
Migliaia di schegge e ciottoli lavorati trovati a Olduvai e nei siti vicini hanno dato il nome alla più antica tecnologia litica conosciuta, la cosiddetta industria Oldowan. Ciottoli di basalto e quarzo scheggiati per creare bordi taglienti, utensili elementari ma deliberati, prova che l’intelligenza tecnica è antica quanto il genere Homo. I più antichi trovati nella regione risalgono a 2,6 milioni di anni fa.
Strati da 2 milioni di anni
La stratigrafia della gola
Le pareti della gola mostrano strati di sedimenti lacustri e ceneri vulcaniche depositati nell’arco di due milioni di anni, leggibili come le pagine di un libro di storia geologica. Gli strumenti Acheuleani (più sofisticati degli Oldowan) compaiono in strati più recenti, permettendo di seguire l’evoluzione tecnologica degli ominidi nel tempo. Questa stratigrafia è una delle sequenze paleoantropologiche più complete al mondo.
Olduvai Gorge non è sempre stata una gola. Per la maggior parte della preistoria era un lago poco profondo, un ambiente ideale per gli ominidi, ricco di acqua, piante e animali. Il lago si prosciugò gradualmente con il cambiamento climatico. Poi, circa 100.000 anni fa, un corso d’acqua stagionale iniziò a erodere il letto del lago essiccato, scavando la gola attuale e riportando alla luce strati di sedimenti che avevano preservato ossa e utensili per milioni di anni.
L’attività vulcanica del Rift Valley ha svolto un ruolo fondamentale, le ceneri vulcaniche che ricoprivano i resti li hanno fossilizzati rapidamente, mentre i minerali vulcanici nei sedimenti permettono di datare i fossili con grande precisione usando la datazione argon argon. Senza i vulcani del Rift Valley, Olduvai non avrebbe conservato quasi nulla.
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Il museo sulla gola
Il piccolo museo all’ingresso della gola espone calchi fedeli dei fossili originali (i reperti reali sono al Museo Nazionale di Dar es Salaam), utensili Oldowan e Acheuleani originali, pannelli sulla stratigrafia e ricostruzioni dei principali ominidi. La guida locale spiega le scoperte dei Leakey in modo vivace e accessibile anche a chi non ha basi scientifiche.
Il belvedere sulla gola
Dal belvedere accanto al museo si vede la gola scavata nell’altopiano vulcanico, le pareti stratificate in marrone, rosso e grigio visibili a occhio nudo. Ogni strato è un periodo diverso, ogni variazione di colore corrisponde a un evento geologico o climatico. Non è uno spettacolo da parco nazionale, ma è uno dei punti di vista più carichi di significato che si possano trovare in Africa.
Quanto tempo dedicarvi
La visita standard al museo e al belvedere richiede circa un’ora e mezza. Chi vuole approfondire, percorso guidato sul fondo della gola, visita agli scavi attivi, può dedicarci mezza giornata. Olduvai si trova lungo la strada tra il Serengeti e Ngorongoro, quindi si include facilmente nel trasferimento senza deviazioni significative.
Ingresso l’accesso a Olduvai Gorge è incluso nella tariffa di transito per la Ngorongoro Conservation Area. Non è necessario un ingresso separato. La sosta al museo è quasi sempre inclusa negli itinerari standard del nord Tanzania organizzati da operatori locali, conferma con il tuo operatore prima della partenza.
Direttore di ChiAma Viaggiare, in Africa dal 1993 e in Tanzania dal 1996
La prima volta che ho portato ospiti a Olduvai, ho visto una coppia di geologi smettere di parlare per cinque minuti davanti alla gola. Non accade spesso. Poi lui ha detto, “Stiamo guardando il luogo dove il nostro antenato diretto ha scolpito la sua prima pietra.” Questo è Olduvai. Non è un’attrazione turistica. È un luogo che ridimensiona tutto il resto. Io lo includo in ogni itinerario nord Tanzania, senza eccezioni.
Sì, Olduvai si trova letteralmente lungo la strada che collega il Serengeti a Ngorongoro. La sosta al museo durante il trasferimento è standard in quasi tutti gli itinerari del nord Tanzania. Non richiede una deviazione, si ferma lì durante il tragitto, si visita il museo e il belvedere, e si riprende la strada. La visita dura circa un’ora e mezza.
No, i fossili originali più importanti sono conservati al Museo Nazionale di Dar es Salaam e in parte al British Museum di Londra. Il museo di Olduvai espone calchi fedeli degli originali, insieme a strumenti litici originali (molti dei quali sono stati trovati in situ e non rimossi) e pannelli esplicativi molto ben realizzati. I calchi sono dettagliati quanto basta per rendersi conto della morfologia dei fossili.
Louis e Mary Leakey furono i paleoantropologi che lavorarono a Olduvai per oltre quarant’anni, a partire dagli anni ’30. Le loro scoperte, in particolare Zinj nel 1959 e Homo habilis negli anni ’60, rivoluzionarono la comprensione delle origini umane. Il loro figlio Richard continuò il lavoro in Kenya. Sono la famiglia più importante nella storia della paleoantropologia africana, e Olduvai è la loro opera principale.
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