La Tanzania è uno dei luoghi dove la storia dell’umanità inizia davvero. Dal Rift Valley dove i nostri antenati mossero i primi passi, alle civiltà swahili che controllavano il commercio dell’oceano Indiano, fino all’indipendenza conquistata nel 1961 con Julius Nyerere, un percorso di milioni di anni racchiuso in un unico Paese.
Pianifica il tuo viaggio in Tanzania Guarda i tourUna storia lunga milioni di anni
Nessun altro Paese al mondo concentra in uno spazio geografico così definito una sequenza storica così lunga. La Tanzania è al tempo stesso il luogo delle origini dell’umanità e uno degli Stati africani che più ha costruito, dopo l’indipendenza, un’identità nazionale propria.
Oltre 3 milioni di anni fa
La Tanzania settentrionale, lungo il Great Rift Valley, è uno dei luoghi più importanti per la paleoantropologia mondiale. A Laetoli, vicino a Ngorongoro, sono conservate le impronte di ominidi risalenti a 3,6 milioni di anni fa, le più antiche impronte umane mai trovate. A Olduvai Gorge, a pochi chilometri, Louis e Mary Leakey scoprirono tra gli anni Cinquanta e Sessanta i resti di Homo habilis e Australopithecus boisei, riscrivendo la cronologia dell’evoluzione umana.
10.000 → 2.000 anni fa
Per decine di migliaia di anni la regione fu abitata da popolazioni di cacciatori e raccoglitori, antenati degli Hadzabe che ancora oggi vivono sulle rive del lago Eyasi. Intorno al 1000 a.C. iniziarono le prime migrazioni bantu dall’Africa centrale e occidentale, portando l’agricoltura e la lavorazione del ferro. I Nilotici arrivarono più tardi dal nord, dando origine ai Masai, ai Datoga e ad altri gruppi pastorali che ancora definiscono il paesaggio umano della Tanzania settentrionale.
I → XV secolo d.C.
La costa tanzaniana divenne parte di un sistema commerciale che collegava l’Africa orientale all’Arabia, alla Persia e all’India. Le città stato swahili, Kilwa Kisiwani su tutte, controllavano il commercio di oro, avorio e schiavi in cambio di ceramiche persiane, porcellane cinesi e tessuti indiani. Kilwa raggiunse il massimo splendore tra lo XIII e lo XIV secolo, quando Ibn Battuta la descrisse come una delle più belle città del mondo.
1498 → 1886
Vasco da Gama toccò la costa tanzaniana nel 1498. I portoghesi stabilirono una presenza commerciale ma non riuscirono a controllare durevolmente la costa, che nel XVII secolo passò sotto il Sultanato di Oman. Nel 1840 il sultano Seyyid Said spostò la sua capitale da Mascate a Zanzibar, trasformando l’isola nel centro del commercio degli schiavi nell’Oceano Indiano. Le spedizioni di Livingstone, Stanley e Burton nell’entroterra aprirono la Tanzania agli interessi europei.
1886 → 1919
Con la spartizione dell’Africa alla Conferenza di Berlino del 1884 e 1885, la Tanzania continentale (Tanganyika) divenne colonia tedesca, Deutsch Ostafrika. I tedeschi costruirono la ferrovia centrale, introdussero la coltivazione del sisal e repressero duramente le resistenze locali. La rivolta Maji Maji, combattuta tra il 1905 e il 1907, soppressa con la carestia indotta, causò tra 200.000 e 300.000 morti. Dopo la Prima Guerra Mondiale la Germania cedette la Tanganyika alla Gran Bretagna con mandato della Società delle Nazioni.
1919 → 1961
Sotto gli inglesi la Tanganyika si sviluppò come territorio agricolo, sisal, caffè, tè, cotone. Julius Nyerere, figlio di un capo Zanaki del lago Vittoria, fondò nel 1954 la TANU (Tanganyika African National Union) e condusse il Paese all’indipendenza il 9 dicembre 1961, senza spargimento di sangue, un caso raro nell’Africa della decolonizzazione.
1961 → oggi
Nel 1964 la Tanganyika si unì a Zanzibar, appena uscita da una rivoluzione che aveva rovesciato il sultanato, dando vita alla Repubblica Unita di Tanzania. Nyerere governò fino al 1985 guidato dall’ideologia dell’Ujamaa, il socialismo africano basato sulla solidarietà comunitaria. La Tanzania rimase stabile, costruì un’identità nazionale forte attraverso la lingua swahili e mantenne fuori dalle frontiere i conflitti che dilaniarono i Paesi vicini.
In nessun altro posto al mondo si trovano concentrati, in un raggio di poche decine di chilometri, impronte di ominidi di 3,6 milioni di anni (Laetoli), resti di Homo habilis e Paranthropus boisei (Olduvai Gorge), siti di insediamento dell’età della pietra, e una tradizione orale viva delle popolazioni che abitano la stessa regione da millenni.
Il Rift Valley non è uno sfondo scenografico, è letteralmente la culla dell’umanità. Visitare Ngorongoro sapendo che sotto quei bordi del cratere l’Homo sapiens mosse i suoi primi passi cambia il modo di guardare il paesaggio.
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XIII → XIV secolo
L’isola di Kilwa, oggi sito UNESCO, fu la città più ricca della costa orientale africana. Controllava il commercio dell’oro proveniente dallo Zimbabwe attraverso il porto di Sofala. Le rovine del Palazzo di Husuni Kubwa e della Grande Moschea testimoniano una civiltà urbana sofisticata, autonoma, profondamente connessa al mondo islamico e asiatico.
1840 → 1890
Nello XIX secolo Zanzibar divenne il più grande mercato di schiavi dell’Oceano Indiano, si stima che tra il 1800 e il 1870 siano passati per l’isola oltre 600.000 persone ridotte in schiavitù. Il mercato fu chiuso nel 1873 sotto pressione britannica. Oggi il sito del mercato degli schiavi è parte del percorso UNESCO di Stone Town.
1905 → 1907
La più grande rivolta anticoloniale nell’Africa orientale tedesca, scatenata dalle tasse imposte ai contadini e dal lavoro forzato nelle piantagioni di cotone. Il nome viene dall’acqua (maji in swahili) che si credeva rendesse invulnerabili ai proiettili. La repressione tedesca, con la distruzione deliberata dei raccolti, provocò una carestia che uccise forse 300.000 persone nel Tanzania meridionale.
1954 → 1961
Julius Nyerere è la figura più importante della storia tanzaniana moderna. Maestro di scuola diventato leader politico, guidò la Tanganyika all’indipendenza senza violenza, poi costruì un’identità nazionale unica in Africa, plurilingue, multietnica, stabile. Chiamato Mwalimu (maestro in swahili), è ancora oggi il padre fondatore più rispettato dell’Africa subsahariana.
Direttore di ChiAma Viaggiare, in Africa dal 1993 e in Tanzania dal 1996
Quando porto i nostri ospiti a Olduvai Gorge o a Laetoli, vedo qualcosa cambiare nelle persone. Non è solo il fascino dell’archeologia, è qualcosa di più fisico, più diretto. Stai guardando il posto dove la tua specie ha imparato a camminare eretta, a fare utensili, a socializzare. La Tanzania non ti dà solo un safari, ti dà una prospettiva sulla tua stessa storia che nessun museo al mondo può darti con la stessa immediatezza.
La Tanganyika ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna il 9 dicembre 1961, guidata da Julius Nyerere. Nel 1964 si unì a Zanzibar, che aveva appena vissuto una rivoluzione che rovesciò il sultanato arabo, formando la Repubblica Unita di Tanzania. Il nome Tanzania è la fusione di Tanganyika e Zanzibar.
Julius Kambarage Nyerere (1922 → 1999) fu il primo presidente della Tanzania, in carica dal 1961 al 1985. Maestro di scuola di formazione, fondò la TANU e guidò il Paese all’indipendenza. Costruì l’identità nazionale tanzaniana attraverso lo swahili come lingua comune e l’ideologia dell’Ujamaa, socialismo africano basato sulla comunità. Chiamato Mwalimu (maestro), è tra i leader africani del XX secolo più rispettati a livello internazionale. Nel 2005 è stato avviato il suo processo di beatificazione dalla Chiesa Cattolica.
I principali siti storici visitabili sono Olduvai Gorge con il suo museo paleoantropologico, Laetoli (le impronte), Stone Town di Zanzibar con il sito del mercato degli schiavi e il palazzo del Sultano (tutti UNESCO), le rovine di Kilwa Kisiwani (UNESCO, raggiungibile da Dar es Salaam), e il Museo Nazionale di Dar es Salaam che raccoglie reperti da tutto il Paese. Olduvai e Laetoli si visitano facilmente in combinazione con Ngorongoro, che si trova nella stessa area.
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