Per quasi mille anni, le città stato swahili della costa tanzaniana furono tra le più ricche e cosmopolite del mondo medievale. Commercianti africani, arabi, persiani e indiani si incontravano nei loro porti, costruendo una cultura ibrida e originale che ha plasmato tutto ciò che oggi chiamiamo costa dell’Africa orientale.
Pianifica il tuo viaggio in Tanzania Guarda i tourUna civiltà di mare
La parola swahili viene dall’arabo “sawahil”, gente della costa. Non è il nome di un’etnia, ma di una cultura nata dall’incontro tra popolazioni bantu dell’entroterra africano, commercianti arabi e persiani, mercanti indiani e gujarati. Questa mescolanza produsse una lingua, una religione, un’architettura e un sistema di valori originali, profondamente diversi da qualsiasi altra civiltà africana o asiatica dell’epoca.
Le popolazioni bantu si insediarono sulla costa dell’Africa orientale nel primo millennio d.C., sviluppando insediamenti di pesca e piccolo commercio. Tra il VII e il X secolo i mercanti arabi portarono l’Islam, la scrittura araba e nuove rotte commerciali. Non fu una conquista, fu una fusione. Le famiglie dominanti erano africane di origine bantu ma adottavano nomi arabi, costruivano moschee e usavano l’arabo per i contratti commerciali.
Lo swahili è una lingua bantu arricchita da prestiti arabi, persiani, indiani e portoghesi. È oggi la lingua franca dell’Africa orientale e centrale, parlata come prima o seconda lingua da oltre 200 milioni di persone in Tanzania, Kenya, Uganda, Congo, Mozambico e Comore. Julius Nyerere ne fece la lingua nazionale tanzaniana, una scelta politica che fu anche uno strumento di unità in un Paese con oltre 120 gruppi etnici.
Le città swahili si costruivano in pietra corallina, il materiale estratto dalle barriere coralline, abbondante sulla costa e lavorabile con strumenti di ferro. Le case dei mercanti ricchi avevano portali scolpiti, nicchie per le ceramiche di pregio e corti interne. Le moschee in pietra, alcune risalenti al X e XI secolo, sono tra le strutture religiose più antiche dell’Africa subsahariana. Stone Town di Zanzibar è l’esempio meglio conservato di questa tradizione architettonica.
L’Islam arrivò sulla costa swahili tra il VII e il IX secolo e divenne la religione dominante, ma si sovrappose a pratiche animiste e culti degli spiriti (pepo) che perseverano ancora oggi. La letteratura swahili in arabo, poesia, cronache, testi religiosi, è tra le tradizioni letterarie più antiche dell’Africa subsahariana. Le donne swahili avevano un ruolo economico attivo, gestivano negozi, possedevano proprietà, si occupavano del commercio locale.
L’isola di Kilwa, sulla costa meridionale della Tanzania, fu tra lo XIII e il XV secolo la città più ricca dell’Africa orientale. Controllava il commercio dell’oro estratto nelle miniere dello Zimbabwe attraverso il porto di Sofala, oggi Mozambico. I mercanti kilwani vendevano quest’oro ai navicanti arabi e indiani in cambio di ceramiche cinesi della dinastia Song e Ming, tessuti indiani e porcellane persiane.
Il Palazzo di Husuni Kubwa, costruito nello XIV secolo, aveva oltre 100 stanze, una piscina, magazzini e una terrazza sul mare. La Grande Moschea di Kilwa era la più grande moschea medievale dell’Africa subsahariana. Ibn Battuta, il viaggiatore marocchino che visitò Kilwa nel 1331, la descrisse come una delle più belle e ben costruite città del mondo.
Kilwa Kisiwani e le rovine di Songo Mnara sono sito UNESCO dal 1981 e si visitano in barca da Kilwa Masoko, a circa 6 ore di auto da Dar es Salaam.
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I tour in Tanzania →Il sistema commerciale
Le città swahili erano nodi di una rete commerciale che si estendeva dall’Africa orientale fino alla Cina, passando per l’Arabia, la Persia e l’India. I monsoni del’Oceano Indiano, che spirano regolarmente da nordest in inverno e da sudovest in estate, permettevano traversate prevedibili e sicure. Le navi arabe (dhow) arrivavano ogni anno con il vento, scaricavano le merci asiatiche e ripartivano cariche di prodotti africani.
Africa → Asia
Estratto nelle miniere dello Zimbabwe (Grande Zimbabwe) e commercializzato attraverso Sofala e Kilwa. Era la merce più preziosa del commercio swahili, finanziò la costruzione dei palazzi e delle moschee in pietra.
Africa → Asia e Europa
Le zanne degli elefanti dell’entroterra africano erano molto richieste in Asia per statuette, manici di coltelli e ornamenti. L’avorio africano era considerato superiore a quello asiatico per la consistenza più morbida.
Asia → Africa
Le porcellane cinesi delle dinastia Song, Yuan e Ming si trovano in ogni sito swahili, nelle nicchie delle case dei ricchi, nei corredi funerari, nelle fondamenta delle moschee. Simbolo di status e connessione con il mondo commerciale globale.
India → Africa
I mercanti gujarati portavano cotoni e sete che venivano usati come valuta di scambio nell’entroterra africano. Il commercio con l’India era così intenso che alcune parole gujarati sono entrate stabilmente nello swahili.
Africa → Costa e isole
Il ferro dell’entroterra tanzaniano era lavorato dai fabbri e scambiato sulla costa con le merci asiatiche. Il rame proveniva soprattutto dalla regione dell’attuale Zambia e Congo.
Entroterra → Coste e isole
Il commercio degli schiavi fece parte del sistema swahili dall’VIII secolo e raggiunse il massimo nello XIX con Zanzibar come centro principale. La tratta verso l’Arabia e la Persia era già attiva secoli prima dell’arrivo europeo.
Direttore di ChiAma Viaggiare, in Africa dal 1993 e in Tanzania dal 1996
Quando cammino per Stone Town a Zanzibar e vedo i portali scolpiti, le stradine strette, le moschee centenarie accanto alle chiese anglicane, capisco che questa non è una città africana con influenze arabe, è qualcosa di completamente diverso, un luogo che è nato dall’incontro di mondi. La civiltà swahili è forse la prova più bella che esistano che le culture crescono quando si mescolano, non quando si chiudono.
I siti principali sono Stone Town di Zanzibar (UNESCO), le rovine di Kilwa Kisiwani e Songo Mnara (UNESCO, raggiungibili da Kilwa Masoko sulla costa meridionale), le rovine di Kaole vicino a Bagamoyo, la città che fu il capolinea della tratta degli schiavi nell’entroterra. Il Museo Nazionale di Dar es Salaam conserva ceramiche cinesi, monete arabe e reperti swahili provenienti da tutta la costa tanzaniana.
Lo swahili si diffuse come lingua del commercio lungo le rotte carovaniere che dall’Africa orientale raggiungevano i Grandi Laghi, il Congo e l’Africa centrale. Fu poi adottato dai colonizzatori tedeschi e britannici come lingua amministrativa, il che ne accelerò la diffusione. Nyerere ne fece la lingua nazionale tanzaniana nel 1964. Oggi è lingua ufficiale di Tanzania, Kenya, Uganda e Congo, e lingua di comunicazione in molti altri Paesi dell’Africa orientale e centrale.
La lingua swahili è la cosa più visibile, è la lingua franca del Paese, parlata da quasi tutti i tanzaniani. L’architettura di Stone Town, la cucina della costa (spezie, riso pilau, biryani), la musica taarab di Zanzibar, le pratiche islamiche della costa, i portali scolpiti, i tessuti kanga, tutto questo è eredità diretta della civiltà swahili. Anche i legami commerciali con il Medio Oriente e l’Asia meridionale continuano, le comunità di origine indiana e araba sono ancora presenti e attive economicamente a Zanzibar e Dar es Salaam.
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