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Area Protetta UNESCO, Tanzania del Nord
Il più grande cratere vulcanico intatto del mondo, dove leoni, elefanti, rinoceronti neri e gnu vivono in un ecosistema chiuso senza confini artificiali. Una giornata nel cratere ha un ritmo preciso, chi lo rispetta vive un’esperienza profonda, chi lo ignora rischia di finire in coda con tutte le jeep alle due del pomeriggio.
Il Territorio
Il Ngorongoro non è un parco nazionale, è un’Area di Conservazione, il che significa che convivono fauna selvatica, pascolo Maasai e accesso turistico regolato. Il cratere vero e proprio, la Ngorongoro Crater, è la caldera di un vulcano collassato circa tre milioni di anni fa. Ottocento metri di pareti lo circondano su tutti i lati, creando un ecosistema semiisolato dove la fauna non migra, non deve, trova acqua, pascolo e prede tutto l’anno.
La densità animale è tra le più alte dell’Africa orientale. Il Lago Magadi, nel fondo del cratere, attira fenicotteri rosa in numero variabile. Il fiume Munge attraversa la pianura. Le foreste che tappezzano le pareti interne ospitano leopardi e bufali, raramente avvistati dai visitatori che restano sulla piana.
A pochi chilometri dall’orlo del cratere si trovano la Gola di Olduvai e i siti paleontologici dove Louis e Mary Leakey scoprirono alcuni dei più antichi resti di ominidi, risalenti a 1,8 milioni di anni fa. Il Ngorongoro non è solo fauna, è uno dei luoghi dove l’Africa ci racconta l’origine dell’uomo.
La Fauna
Il Ngorongoro è uno dei rari luoghi in Africa dove tutti e cinque i Big Five sono presenti in modo stabile. Il rinoceronte nero, la presenza più rara e preziosa, qui sopravvive in numeri significativi grazie a un programma di protezione attivo. Avvistarlo non è mai garantito, ma le probabilità sono tra le più alte del continente.
Oltre ai Big Five, ghepardi, ippopotami nel Lago Magadi, iena maculata, sciacallo, oltre 500 specie di uccelli tra cui fenicotteri, aquile pescatrici e avvoltoio africano.
Come si organizza una visita
Scendere nel cratere ha delle regole pratiche che fanno la differenza tra una giornata memorabile e un pomeriggio bloccato in colonna. Il limite di veicoli, le discese e le risalite consentite, l’orario di chiusura dei cancelli, tutto è strutturato per evitare sovraffollamento, ma solo chi conosce questi ritmi riesce a sfruttarli a proprio vantaggio.
Partenza prima dell’alba dall’alloggio sull’orlo. Arrivo al gate di discesa tra i primissimi della mattina, mentre la luce è ancora bassa e dorata.
Quattro ore nel cuore del cratere con pochissimi altri veicoli. Fauna attiva, luce ottima per fotografia, predatori ancora in movimento dopo la notte.
Pranzo al sito designato sul fondo del cratere. Le jeep del circuito si radunano qui, momento sociale, riposo, osservazione da fermo mentre la fauna si sposta verso l’acqua.
Uscita graduale prima che arrivi l’affollamento del tardo pomeriggio. Ultima occhiata alle mandrie di gnu nella pianura aperta, poi risalita verso l’orlo.
“Nel Ngorongoro si vince o si perde sulla partenza del mattino. Arrivo sempre al gate tra i primi, ancora buio. Quando scendiamo al cratere abbiamo davanti quattro ore senza il traffico delle jeep che inizieranno ad arrivare verso le dieci. A mezzogiorno ci spostiamo al punto di ristoro, li si radunano tutte le jeep, si mangia, si osserva. Nel pomeriggio si risale con calma, prima che il cratere diventi congestionato. In questo modo la giornata non pesa e ogni ospite torna al lodge con la sensazione di aver vissuto il cratere, non di averlo attraversato.”
Fuori dal Cratere
A poca distanza dall’orlo del Ngorongoro, la Gola di Olduvai taglia la pianura del Serengeti meridionale per circa 48 chilometri. In questo canyon si conservano sedimenti stratificati che coprono quasi due milioni di anni di storia. Nel 1959 Mary Leakey portò alla luce il cranio di Paranthropus boisei, quello che gli scienziati chiamarono informalmente “Nutcracker Man”. Negli anni successivi i Leakey trovarono resti di Homo habilis, considerato uno dei primi produttori di utensili.
Il piccolo museo sul bordo della gola raccoglie i principali ritrovamenti e spiega la stratigrafia dei sedimenti. Non è un’attrazione da tour, è una deviazione di un’ora che cambia la prospettiva su tutto il resto della giornata, quello che si osserva nel cratere, la lotta per la sopravvivenza, i predatori, le mandrie, ha radici che risalgono a quando su quella stessa pianura si muovevano i nostri antenati diretti.
Attività
Safari in jeep 4×4 sul fondo del cratere. La guida conosce i punti acqua, i movimenti dei branchi di leoni e le zone più frequentate dal rinoceronte nero. L’ora di ingresso è tutto.
Il sito paleontologico dove i Leakey scoprirono i primi resti di Homo habilis. Il museo in loco offre contesto scientifico che trasforma la visita in un’esperienza fuori dall’ordinario.
L’Area di Conservazione del Ngorongoro è uno dei pochi luoghi dove la presenza Maasai è integrata nella gestione del territorio. Una visita a un boma autentico con guida locale, non una messa in scena.
La luce del mattino presto nel cratere, con le pareti sullo sfondo, crea scenari straordinari. Chi porta attrezzatura fotografica trova nel Ngorongoro condizioni di luce difficilmente replicabili altrove.
Alcune escursioni a piedi sono autorizzate lungo l’orlo del cratere con ranger armato. Non si entra nel cratere, ma la vista dall’alto al tramonto vale il percorso.
Il lago soda al fondo del cratere ospita fenicotteri, aironi, marabù e, nelle stagioni giuste, oltre un milione di uccelli acquatici. Un binocolo è sufficiente per un’osservazione soddisfacente.
Approfondisci
Il Ngorongoro si visita quasi sempre in combinazione con il Serengeti a nord e il Tarangire a est. Ogni area aggiunge una dimensione diversa, la Grande Migrazione nel Serengeti, la concentrazione di elefanti e baobab nel Tarangire, i rinoceronti e la storia nell’Ngorongoro. Un itinerario di sette o dieci giorni riesce a coprire tutti e tre.
14.763 km² di savana, la Grande Migrazione, il fiume Mara
Prima tappa del safari, elefanti e baobab millenari
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Domande frequenti
Il Ngorongoro è uno dei luoghi con la più alta densità animale dell’Africa orientale e tutti e cinque i Big Five sono stabilmente presenti. Leoni, bufali ed elefanti si avvistano con grande frequenza. Il leopardo è più elusivo e predilige la vegetazione delle pareti interne. Il rinoceronte nero è raro ovunque nel continente, ma qui le probabilità di avvistamento sono tra le più alte disponibili, non è garantito, ma chi trascorre un’intera giornata nel cratere ha buone possibilità.
Una giornata intera è il minimo per vivere il cratere senza fretta, discesa al mattino presto, safari, pausa pranzo, risalita nel pomeriggio. Due notti sull’orlo del cratere permettono di combinare una giornata nel cratere con una visita alla Gola di Olduvai e, eventualmente, una sessione di birdwatching al tramonto. Con meno di 24 ore si vede il cratere ma non lo si capisce.
A differenza del Serengeti, il Ngorongoro non dipende dalla migrazione, la fauna è stabile tutto l’anno. La stagione secca (da luglio a ottobre) offre erba più bassa, visibilità maggiore e meno rischio di piogge pomeridiane. La stagione delle piogge brevi (novembre e dicembre) e delle piogge lunghe (aprile e maggio) riduce leggermente la visibilità ma porta fioritura, uccelli migratori e meno visitatori. I mesi tra giugno e settembre rimangono i più frequentati.
Gli alloggi nel cratere sono molto limitati e soggetti a normative specifiche dell’Area di Conservazione. La maggior parte dei lodge si trova sull’orlo del cratere, con vista sulla caldera. Dormire sull’orlo permette di scendere al gate di discesa nel momento più favorevole, prima dell’alba, e di usufruire al massimo delle ore di luce. I lodge sull’orlo variano da strutture di lusso a campi mobili; la scelta dipende dal budget e dal tipo di esperienza cercata.
Una copertura medica adeguata è indispensabile per qualsiasi itinerario in Africa. Per safari in aree remote come il Ngorongoro, valutare anche la copertura per evacuazione medica.
Dal campo
Foto delle uscite di Walter Rubeo e dei collaboratori di ChiAma Viaggiare nell’Area di Conservazione del Ngorongoro.
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