Il safari fotografico non è un safari normale con una macchina fotografica in più. È un safari costruito intorno alla fotografia, le uscite negli orari giusti, le posizioni per la luce, i tempi di attesa davanti a un soggetto, una guida che capisce cosa stai cercando prima che tu lo chieda.
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La differenza tra un safari normale e un safari fotografico sta nella struttura della giornata e nella mentalità della guida. Non si va in giro a vedere animali, si costruisce ogni uscita intorno a dove la luce sarà giusta e dove ci sarà qualcosa da fotografare.
Si parte prima del sunrise, di solito un’ora prima. Si è già in posizione quando il sole nasce. Le prime due ore dopo l’alba e le ultime due prima del tramonto sono la golden hour, luce calda, lunga, laterale, che trasforma qualsiasi scena. Nelle ore centrali si torna al campo per scaricare, revisionare, riposare.
Il safari fotografico richiede una jeep senza tettino fisso, o con tettuccio scorrevole su tutti e quattro i lati. La posizione del fotografo rispetto al soggetto è fondamentale. Una jeep con tettino fisso costringe a fotografare in una sola direzione. Con la jeep aperta si ruota, ci si posiziona, si aspetta.
Una buona guida da safari fotografico sa posizionare la jeep in relazione alla luce, non solo all’animale. Capisce che il fotografo ha bisogno di un minuto prima che il leone si alzi, non di inseguire il primo esemplare che compare. Sa aspettare, sa muoversi in silenzio e capisce cosa vuole il fotografo prima che lo dica.
Nel safari fotografico non si parte subito dopo aver visto l’animale. Si aspetta. Un leone che dorme non è interessante. Un leone che si alza, che sbadiglia, che interagisce con la sua compagna, quello è interessante. Si rimane davanti a un soggetto finché succede qualcosa di fotografico, non finché si è stufi di guardarlo.
Il safari fotografico è quasi sempre privato, è impossibile da fare in maniera seria in una jeep condivisa. La guida deve rispondere solo al fotografo, non a sei persone con interessi diversi. I tempi di attesa non possono essere negoziati con gli altri. La posizione della jeep dipende dal fotografo, non dal consenso del gruppo.
Non esiste un’attrezzatura obbligatoria. Da un mirrorless con 300mm a un kit professionale con 600mm, si fotografa bene in Tanzania con qualsiasi fotocamera decente. La cosa più importante è un bean bag o un supporto per appoggiare l’obiettivo sul bordo della jeep. Con lenti lunghe, senza supporto, la stabilità è critica.
La Tanzania ha due stagioni principali per la fotografia naturalistica. Da luglio a ottobre la savana è secca, la vegetazione è bassa, gli animali si concentrano attorno alle fonti d’acqua, avvistamenti facili, luce dorata, polvere nell’aria che aggiunge profondità. È la stagione migliore per i grandi predatori nel Serengeti e nel Ruaha.
Da gennaio a marzo la savana è verde e le piogge hanno portato vita, i gnu fanno le nascite nel Serengeti, i fenicotteri arrivano al Magadi nel Ngorongoro, la luce è più morbida con le nuvole. I colori sono diversi. La stagione delle piogge non è un ostacolo alla fotografia, è un’opportunità diversa.
Il consiglio della guida
Direttore Tecnico, in Africa dal 1993 e in Tanzania dal 1996
La fotografia naturalistica ha cambiato il modo in cui guido i safari. Quando sei lì con un obiettivo lungo, aspettando il momento giusto, impari a guardare diversamente. Ho imparato dai fotografi che ho accompagnato, la pazienza, l’attenzione ai dettagli, il rispetto per i tempi dell’animale. Il consiglio che do sempre a chi viene per fotografare, porta meno obiettivi di quanti ne vorresti. Uno zoom 100 → 400 mm su un mirrorless full frame copre l’80% delle situazioni in modo ottimale. Il resto viene dalla guida, dalla luce e dalla fortuna.
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Dipende da cosa si vuole fotografare. Per la grande migrazione e i predatori nel Serengeti, da luglio a ottobre è il periodo migliore, savana secca, animali concentrati, luce golden hour straordinaria. Le nascite dei gnu e la savana verde si fotografano da gennaio a marzo. Per il Ruaha e i leoni nell’erba alta, la stagione secca da giugno a ottobre. Per i corridoi di Ngorongoro e i fenicotteri, da gennaio a marzo dopo le piogge.
No. La luce africana e gli avvistamenti ravvicinati permettono di fotografare bene anche con una fotocamera entry level. Quello che conta è avere un obiettivo con una buona portata (almeno 300mm) e un metodo per stabilizzare scattando da un veicolo in movimento. Uno smartphone di ultima generazione con modalità pro attivata può fare fotografie di qualità in condizioni di luce favorevole. Il safari fotografico è un modo di muoversi nel bush, non un requisito di attrezzatura.
Assolutamente sì. Anzi, molti dei safari fotografici più belli che abbiamo organizzato erano per hobbisti appassionati, non per fotografi professionisti. Chi fotografa per passione spesso ha più tempo e attenzione di chi lavora sotto pressione di un cliente. Il safari fotografico funziona per chi ama stare davanti a un soggetto aspettando il momento giusto, indipendentemente dal livello tecnico.
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