Salire il Kilimanjaro e poi scendere a Zanzibar non è solo un itinerario. È un contrasto fisico e sensoriale tra i due estremi della Tanzania, il freddo della vetta a 5.895 metri e il calore dell’Oceano Indiano. Chi ha fatto questo viaggio racconta che i giorni in spiaggia dopo la discesa hanno un sapore diverso da qualsiasi altra vacanza.
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Il Kilimanjaro si scala senza attrezzatura tecnica, ma non è una camminata. La quota è il principale ostacolo, non la difficoltà tecnica. La scelta della route incide molto sul tasso di successo, le route più lunghe permettono un’acclimatazione migliore.
La route con il profilo di acclimatazione migliore. Inizia dal versante ovest, attraversa ecosistemi diversi, ha meno traffico rispetto alla Machame. 8 giorni permettono un’acclimatazione progressiva che aumenta sensibilmente le probabilità di raggiungere la vetta. Ideale per chi affronta il Kilimanjaro per la prima volta.
La route più percorsa del Kilimanjaro, con paesaggi molto vari. 7 giorni in versione standard, 8 con un giorno di acclimatazione in più. Scenograficamente è tra le più belle, passa per la Lava Tower e le Barranco Walls. Più affollata della Lemosho, soprattutto nei mesi di alta stagione (da luglio a settembre, gennaio e febbraio).
La route storica, chiamata anche “Coca Cola route”. L’unica con rifugi dormitorio invece di tende, utile in caso di maltempo. 6 giorni, la durata minima del Kilimanjaro, con un profilo di acclimatazione meno favorevole. Ha il tasso di completamento più basso tra le principali route. Sconsigliata a chi ha tempo, si preferiscono 7 o 8 giorni.
L’unica route che sale dal versante nord, dal lato del Kenya. Meno frequentata, con paesaggi più aridi e panorami diversi rispetto alle route sudoccidentali. 7 giorni. Una buona alternativa per chi vuole evitare le route più trafficate e non disdegna un approccio leggermente più remoto. Stagione ottimale, gennaio e febbraio e da luglio a ottobre.
Prepararsi bene
Il Kilimanjaro non richiede tecnica alpinistica, ma richiede forma fisica. Camminare in salita tra 6 e 8 ore al giorno per una settimana non è banale. Almeno tre mesi di allenamento con camminate in quota se possibile, escursioni con dislivello, attività cardio. Chi arriva allenato vive meglio ogni tappa.
Il mal di montagna non sceglie in base alla forma fisica. Chiunque può sperimentarlo sopra i 3.000 metri. Salire lentamente (“pole pole” in swahili) è la regola fondamentale. La profilassi con Diamox (acetazolamide) è un’opzione da valutare con il medico. Idratarsi molto ogni giorno è essenziale.
Abbigliamento a strati per temperature che vanno da 30°C alla base a meno 20 °C in vetta. Stivali da trekking rodati (non nuovi), bastoncini, sacco a pelo per temperature molto basse, frontale con pile di scorta. Chi non ha l’attrezzatura completa può noleggiarla ad Arusha prima della partenza.
La legge tanzaniana obbliga a salire con guide certificate e portatori registrati. Il team comprende guida capo, guida assistente, cuoco e portatori (uno ogni due scalatori circa). I portatori trasportano il materiale da campo, le tende e il cibo, i trekker portano solo lo zaino giornaliero. La mancia al team è parte importante della pianificazione.
Il Kilimanjaro si scala tutto l’anno, ma le condizioni migliori si trovano in due finestre, gennaio e febbraio (dopo le piogge brevi) e da luglio a ottobre (stagione secca lunga). Da marzo ad aprile e a novembre le precipitazioni sono più frequenti, con percorsi più scivolosi e visibilità ridotta. In gennaio e febbraio si può combinare con il Great Migration al Serengeti.
Il corpo dopo una settimana sul Kilimanjaro ha bisogno di recupero, muscoli, articolazioni, sonno. Zanzibar offre tutto questo in un contesto straordinario. Non è solo un bonus, è la parte che trasforma un trekking in un viaggio completo. I 4 o 5 giorni in spiaggia dopo la scalata sono tra i più apprezzati da chi fa questo itinerario.
Nota importante sulla vetta. Il tasso di completamento medio del Kilimanjaro è tra il 65% e il 75% a seconda della route e della stagione. La quota è il principale fattore di insuccesso. Nessuna guida, neanche la migliore, può garantire che ogni persona raggiunga Uhuru Peak. La vetta si raggiunge quando il corpo lo permette, non quando lo si vuole. Questo non riduce il valore del viaggio, anche chi si ferma a 5.000 metri ha vissuto un’esperienza straordinaria.
Direttore Tecnico, in Africa dal 1993 e in Tanzania dal 1996
Ho organizzato molte scalate al Kilimanjaro in 30 anni di Africa. La cosa che mi colpisce sempre è che chi arriva in vetta e chi si ferma prima della vetta tornano entrambi con la stessa intensità negli occhi. Il Kilimanjaro ti mette di fronte a te stesso, a quello che il tuo corpo sa fare e a quello che la tua testa riesce a gestire. Zanzibar dopo è il contrappunto perfetto. Sdraiato in spiaggia con i muscoli ancora che bruciano e il mare davanti, quella sensazione è difficile da raccontare.
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I tour in Tanzania e Zanzibar →Domande frequenti
Il tasso di completamento dipende dalla route scelta, dalla durata (più giorni significa acclimatazione migliore), dalla preparazione fisica e dalla risposta individuale alla quota. Con la Lemosho in 8 giorni e una buona forma fisica, le probabilità di raggiungere Uhuru Peak sono generalmente superiori all’80%. Con la Marangu in 6 giorni scendono significativamente. Non esiste una preparazione che annulli completamente il rischio di mal di montagna.
No. Il Kilimanjaro si scala senza attrezzatura tecnica, non ci sono ghiacciai da attraversare né pareti da scalare sulle route normali. È un trekking d’alta quota. Quello che serve è una buona preparazione fisica (camminare in salita per molte ore consecutive), la capacità di gestire il freddo e la quota, e la pazienza di salire lentamente. Chi ha esperienza di trekking in montagna si trova generalmente a proprio agio, l’esperienza alpinistica non è necessaria.
Almeno 4 o 5 notti. I primi 2 giorni dopo il Kilimanjaro il corpo è spesso ancora in modalità recupero, si dorme molto, si mangia molto, ci si muove lentamente. Dal terzo giorno in poi si riesce davvero a godersi il mare, lo snorkeling, la visita a Stone Town. Chi rimane solo 2 o 3 notti a Zanzibar spesso si pente di non aver avuto più tempo. 5 o 6 notti sono la durata ideale per questo combinato.
Un itinerario che poche persone dimenticano. Pianificalo con chi lo fa da 30 anni.
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