Leone, leopardo, elefante, bufalo e rinoceronte nero. Il termine fu coniato dai cacciatori coloniali per indicare i cinque animali più pericolosi da abbattere a piedi. Oggi è il simbolo del safari fotografico africano. La Tanzania li ospita tutti.
Pianifica il safari Guarda i tourL’origine del termine
Il termine Big Five non nasce dalla fotografia ma dalla caccia. I cacciatori europei dello XIX e XX secolo classificavano questi cinque animali come i più difficili e pericolosi da abbattere a piedi nella savana africana. Non erano i più grandi o i più rari, ma quelli che, feriti, avevano la maggiore probabilità di uccidere il cacciatore prima di morire.
Il leone carica in gruppo e non abbandona la preda. Il bufalo ferito torna indietro e attacca. L’elefante usa le zanne con precisione letale. Il leopardo è veloce e imprevedibile in spazio chiuso. Il rinoceronte carica senza preavviso e cambia direzione all’ultimo momento.
Con il divieto della caccia sportiva in Tanzania (1973) e l’affermarsi del turismo fotografico, il termine ha cambiato significato. Oggi rappresenta l’obiettivo del safari, cinque specie iconiche, difficili da avvistare tutte nello stesso viaggio, che rendono la Tanzania una destinazione unica al mondo.
Le cinque specie
Per parco
Nessun parco ospita tutti e cinque con uguale frequenza. Scegliere il percorso giusto in base alle specie prioritarie fa la differenza tra un safari mediocre e un safari eccezionale.
Direttore Tecnico, in Africa dal 1993 e in Tanzania dal 1996
Chi mi chiede dove vedere tutti e cinque i Big Five in un viaggio riceve sempre la stessa risposta, Serengeti più Ngorongoro è la combinazione standard, ma se il rinoceronte è in cima alla lista bisogna pianificare la mattina nel cratere con attenzione, non è un avvistamento automatico. Per chi vuole i quattro senza il rinoceronte con qualità fotografica altissima, il Ruaha o il Nyerere sono spesso una scelta migliore del circuito settentrionale di massa.
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Dipende dal percorso. Con Serengeti più Ngorongoro su un itinerario da 7 a 10 giorni, quattro dei cinque sono praticamente certi. Il rinoceronte nero nel cratere si avvista con una certa regolarità ma non è garantito. Un safari da 12 a 14 giorni che include anche il Tarangire aumenta le probabilità e aggiunge profondità agli avvistamenti degli elefanti.
La difficoltà varia molto in base al parco e alla stagione. Al Serengeti, nella zona di Seronera, il leopardo si avvista con relativa frequenza grazie ai grandi alberi di acacia lungo il fiume. Nel Ngorongoro il terreno aperto del cratere rende gli avvistamenti rari perché il leopardo non ha alberi alti dove nascondersi. La mattina presto è il momento migliore, quando l’animale torna dalla caccia notturna verso il riposo diurno sull’albero.
È un’affermazione che circola spesso ma è parzialmente fuorviante. Statisticamente il bufalo è responsabile di più morti di cacciatori rispetto agli altri quattro messi insieme, ma questo dipende dal fatto che veniva cacciato più frequentemente e ferisce facilmente se non ucciso al primo colpo. Nel contesto del safari fotografico, il bufalo in branco non è pericoloso. I vecchi maschi solitari (dagga boy) sono più imprevedibili ma raramente attaccano un veicolo. La pericolosità è legata alla caccia, non all’osservazione.
Le stime più recenti indicano circa 200 rinoceronti neri in Tanzania, con la maggior parte concentrata nel cratere del Ngorongoro e una piccola popolazione in fase di reinserimento nel parco di Mkomazi. Il numero è in lento aumento grazie ai programmi di protezione. A titolo di confronto, negli anni ’70 la Tanzania aveva oltre 3.000 rinoceronti neri, il bracconaggio ha ridotto la popolazione del 90% in meno di vent’anni.
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